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tra leggenda e realtà PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 01 Luglio 2008 17:05

Così  una delle più  note “enciclopedie libere” descive la nostra cittadina: Vibo Marina è una frazione del comune di Vibo Valentia, in Calabria, situata sul Mar Tirreno nel golfo di Sant’Eufemia ed ha una popolazione di circa 10.000 abitanti. Il suo territorio è sede di una delle più  significative aree industriali presenti nella provincia, così  come importante risulta il suo porto, specializzato nella distribuzione dei petroli e del cemento, nel commercio di prodotti ittici e nel turismo (frequenti sono i collegamenti con le Isole Eolie).   

La storia della nostra cittadina risale all’età  imperiale, quando fu fatto costruire il vecchio porto da Agatocle di Siracusa. L’impianto si estendeva dal castello di Bivona, costruito a guardia del porto in prossimità  del mare, fino alla zona alta di Vibo Marina, dove è stata ritrovata una villa romana con annessa una necropoli ed una fabbrica di lavorazione del pesce.  
L’attuale porto invece è stato ricavato nella baia naturale di  Santa Venera attorno al 1862.

La leggenda racconta che i primi abitanti del luogo, per lo più  pescatori, ritrovarono sugli arenili una statua raffigurante una donna in posizione dormiente. Identificando la statua con Santa Venere, venne adottato il nome di porto Santa Venere, mutato nel 1928 in Vibo Marina. Appendice marittima della città  di Vibo, il centro abitato è rinomato soprattutto per il suo porto, ove attraccano molte imbarcazioni da diporto, oltre a quelle per gli scambi commerciali

 

Il porto è stato ricavato nella baia naturale di  Santa Venera i lavori di costruzione iniziarono attorno al 1862. 

Attorno al porto, pian piano, si sviluppò  la cittadina di Santa Venera che, nel 1928 venne ridenominata in Vibo Marina.

 Per molti anni ha garantito l’export - import delle merci, il servizio postale, i soccorsi e il servizio passeggeri per un vasto territorio della Calabria.

Oggi il porto è utilizzato per le attività  commerciali, militari, pescherecce e turistiche.

 Nel corso dei secoli la storia delle cittadine, come Bivona, Porto Salvo, e Vibo - Hipponium,  è sempre stata legata ai suoi porti.

Tutt’oggi sono visibili, nei fondali del tratto di costa di Trainiti, le antiche mura del porto greco della colonia magnogreca di Hipponium.  Dominique-Vivant Denon, durante il suo viaggio in Calabria, effettuato nel 1778, così  parla del porto “Si dice che d’estate quando la marea è bassa si scorgono i ruderi che le sabbie non hanno ancora coperto”

All’inizio del III sec. a.C. il tiranno siracusano Agatocle, dopo aver conquistato Hipponium, vista la posizione strategica e commerciale di tale porto, ne dispose il potenziamento. 

I romani utilizzarono tale porto per mantenere i rapporti commerciali e militari con il territorio circostante.                                                                                                                                        

Dello stesso porto, in seguito, se ne servirono i vescovati della chiesa calabrese per mantenere i rapporti con la sede papale di Roma.

Negli anni bui del medioevo tutti gli scambi commerciali calabresi avvenivano unicamente via mare, per cui il porto assunse fondamentale importanza.  

Attraverso i suoi moli venivano esportati i prodotti della canna da zucchero, della seta, del legname e dell’agricoltura. Particolarmente suggestiva a ferragosto, è la processione di barche in onore della Madonna di Pompei  * Bibliografia Dominique-Vivant Denon, Calabria felix, a cura di Antonio Coltellaro, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli CZ, 2002, pag. 49